Nonostante le avventure grafiche siano uno dei miei generi preferiti di sempre, ci è voluto un po di tempo per avere qui sul blog una recensione di un “punta e clicca”, iniziamo subito alla grande con un gioco che oltre ad essere stato sviluppato da un team italiano va anche a inserirsi come prequel nella storica saga di Simon The Sorcerer.
Simon The Sorcerer è una saga di avventure grafiche nata dall'inglese Adventure Soft nei primi anni 90, una parodia del genere fantasy e fiabesco con un ragazzino impertinente dei nostri tempi trasportato contro la sua volontà nel Mondo Magico.
Dopo il successo dei primi due titoli (i più riusciti ed i miei preferiti) il maghetto diventò la mascotte della compagnia che sviluppò anche giochi puzzle e flipper basati sul franchise, per poi arrivare al disastroso Simon The Sorcerer 3D.
Nella seconda metà degli anni 2000 la tedesca Silver Style Entertainment sviluppò altri due sequel di Simon (a mio parere poco riusciti) passando allo stile 2.5 (personaggi 3D su sfondi 2D), successivamente nel 2014 una compagnia irlandese annunciò di essere al lavoro sul progetto di Simon The Sorcerer 6 che però non vide mai la luce.
Dieci anni dopo arriviamo finalmente al gioco di cui parleremo, Smallthing Studios riprende in mano la serie e decide di farlo con un prequel, vediamo se sono riusciti nell'ardua impresa di inserire in maniera coerente un nuovo capitolo in una saga così longeva e intricata.
La storia inizia presentandoci il giovane Simon e la sua attitudine a combinare disastri, i suoi problemi disciplinari soprattutto in ambito scolastico infatti costringeranno la sua famiglia a decidere di trasferirsi.
Sarà proprio nella nuova casa che un evento inaspettato porterà Simon per la “prima” volta nel Mondo Magico.
Una volta arrivato scoprirà dal mago Calypso che l'unico modo per tornare a casa è contenuto nei leggendari Tomi del Primo Mago, artefatti perduti fin dai tempi antichi.
Il gameplay è molto classico e saggiamente minimale, tramite il cursore selezioneremo parti dell'ambiente o personaggi e Simon si muoverà verso di esse per eseguire l'interazione corrispondente, è possibile aumentare la velocità della camminata del protagonista premendo il tasto assegnato; funzione molto utile.
Tuttavia se molte avventure grafiche sia storiche che moderne permettono di avere due o tre interazioni con gli elementi (guarda, prendi, parla...), in questo caso sarà sempre “interagisci /prendi” (c'è un cambio di icona nel caso) per oggetti e “parla” per i personaggi; limitando di molto le possibili battute.
L'inventario posizionato comodamente sul fondo dello schermo e richiamabile a scorrimento, elenca gli oggetti raccolti che possono essere esaminati o uniti tra loro all'interno di esso, oppure trascinati fuori per essere usati su Simon o personaggi ed elementi della stanza.
Una delle due idee più originali del gioco è legata proprio all'inventario, durante la storia Simon scoprirà delle antiche formule perdute che muteranno la natura del suo cappello che è proprio dove tiene gli oggetti raccolti, una volta scoperte queste formule potremmo alterare la natura del cappello e di ciò che contiene e alcuni oggetti cambieranno la loro essenza.
Quest'idea molto innovativa è purtroppo sfruttata veramente poco, avrebbe meritato più spazio se non addirittura essere la meccanica principale del gioco fin dall'inizio.
L'altra idea molto carina è quella legata agli incantesimi, durante la storia Simon imparerà delle magie elementali che potrà usare per modificare la natura degli oggetti o alterare parti dello scenario; questa meccanica è invece molto più sfruttata della precedente.
Nell'inventario saranno sempre disponibili anche due oggetti molto utili, la mappa e il diario delle avventure, tramite la mappa potremo usare il viaggio veloce (inserito in modo molto divertente nel contesto) per muoverci in luoghi chiave della regione, il secondo servirà invece per tenere nota degli obbiettivi attuali.
Presente anche l'oramai obbligatorio tasto per evidenziare gli oggetti interattivi dello scenario, aggiunta sempre ben accetta nelle avventure grafiche; probabilmente la più utile delle quality-of-life dell'intero genere.
Il gioco dispone dell'autosalvataggio, tuttavia sarà possibile salvare la partita in ogni momento aprendo l''apposito menù che contiene anche le impostazioni e la schermata degli obbiettivi.
Anche nella versione Switch sono stati inseriti gli obbiettivi tipici di Steam o PS4, alcuni di essi sono delle vere proprie easter egg come quelle dei bei tempi andati.
Sfondi e animazioni sono realizzati in maniera sublime, il gioco è un piacere per gli occhi e riporta a quel filone di splendide avventure del periodo 2005-2010 disegnate a mano, prima che venisse adottato uno stile (purtroppo) più minimale e vettoriale.
Il character design dei personaggi è veramente intelligente e creativo, dalle new-entry come Mundus alla nuova veste di personaggi storici come Sordid.
Mi ricorda lo splendido lavoro fatto con il passaggio da Monkey Island 2 a Monkey Island 3, dove la transizione tra due stili grafici completamente diversi era stata gestita alla perfezione senza mancare di rispetto all'originale.
Musica e doppiaggio sono impeccabili, la soundtrack è ben ambientata, richiama alla perfezione le atmosfere dell'ambientazione, riesce ad essere memorabile e a ricreare i vibes dei primi due giochi.
Anche l'inserimento di Rick Astley funziona ed è divertente come musica di apertura, non dev'essere stato facile per un gioco di queste dimensioni assicurarsi i diritti per l'inserimento di questa canzone.
Il doppiaggio è presente sia in lingua inglese che tedesca, i doppiatori sono tutti professionisti molto bravi e il doppiatore di Simon è addirittura quello del primo gioco, ottima performance da parte di tutti.
Un punto chiave che Simon 4 e 5, i primi giochi della serie sviluppati da persone diverse dai creatori originali, non erano riusciti a ricreare, era l'umorismo meta e l'impertinenza del protagonista nei confronti di situazioni e personaggi amichevoli a cui la saga ci aveva abituato.
Smallthing invece ha finalmente riportato il Simon originale, sempre provocante e con la battuta pronta, pronto a commentare in maniera impertinente ogni cosa e spesso rivolgendosi direttamente a noi giocatore.
Molto simpatiche le easter egg presenti nel gioco che dimostrano sia quanto il team ci tenesse a lavorare su questa serie sia la loro conoscenza di essa.
Proseguendo con la storia, sbloccheremo la possibilità di rivedere i filmati e la galleria dei bozzetti preparatori nella sezione EXTRA, molto apprezzati i bozzetti veramente affascinanti.
I due più grandi pregi del gioco sono a mio parere, essere riusciti a riproporre quell'umorismo unico che solo le avventure degli anni 90 possedevano e l'aver creato un prequel che si inserisce perfettamente in una storia già stabilita senza creare incoerenze e addirittura proponendo collegamenti molto interessanti.
Passando invece alle cose che non mi hanno convinto del tutto , ho trovato che gli scenari fossero troppo vuoti di elementi interattivi, praticamente alla fine servono quasi tutti quelli presenti togliendo la bellezza dell'esplorazione e dell'esclusione degli elementi inutili inseriti solo per flavour.
Per quanto riguarda i dialoghi invece sono troppo sintetici e finalizzati solo al proseguimento dell'avventura, mancano a mio parere le tante linee di dialogo inserite unicamente per raccontare battute o elementi narrativi atti ad arricchire personaggi e ambientazione, una volta esaurite le battute la maggior parte degli NPC diviene inutile.
Sono presenti anche diversi NPC che non possiedono nemmeno una battuta e sono solo di contorno, in un mondo così vuoto sembra quasi uno spreco.
Capisco che queste scelte sono anche conseguenze del budget a disposizione, tuttavia da giocatore di vecchia scuola preferisco che le avventure siano anche piene di elementi “inutili” da esaminare ed escludere, adoro perdermi nei dialoghi delle avventure anni 90.
Il gioco in totale dura sulle otto ore, ci sono momenti in cui è possibile bloccarsi nel proseguimento dei puzzle soprattutto perchè il gioco predilige uno svolgimento lineare, quindi non potremmo quasi mai portare avanti più di un puzzle alla volta, mancare un determinato cambiamento in una mappa o in un NPC potrebbe farci vagare a vuoto per diverso tempo.
Inoltre talvolta gli enigmi che possono portare il giocatore a bloccarsi, sono ostici principalmente per mancanza di informazioni, i commenti di Simon sugli oggetti potevano racchiudere qualche indizio velato in più.
Simon The Sorcerer Origins è un ottimo gioco e sicuramente quello che incarna meglio lo spirito della saga assieme ai due titoli della Adventure Soft; consigliatissimo.
WarioPunk
GRAFICA 90/100
Lo stile cartoon disegnato a mano è stupendo, le animazioni sono varie e fluide, anche elementi come icone e oggetti sono realizzati egregiamente, dal punto di vista visivo il gioco è bellissimo.
Unica cosa avrei inserito più elementi di contorno negli sfondi, alcune locazioni come paludi o foreste sono troppo statiche e sembrano solo di passaggio.
SONORO 90/100
Colonna sonora e doppiaggio sono di livello eccelso, sono stati coinvolti professionisti del settore e il risultato finale è impeccabile.
GAMEPLAY 80/100
Anche se la base del gameplay “Punta e clicca” è molto minimale riducendo il numero di interazioni disponibili, le idee innovative che riguardano incantesimi e cappello sono veramente intelligenti.
Purtroppo la meccanica dei cappelli che come idea è la mia preferita è sfruttata molto poco.
Dal punto di vista della programmazione e del porting su Switch il gioco è pulito e non ha rallentamenti.
STORIA 80/100
La storia pur non essendo incredibilmente complicata riesce perfettamente a inserirsi nella saga creando collegamenti (anche interessanti) e evitando buchi logici, sicuramente il gioco è finalizzato alla narrazione di quest'ultima e riesce bene nel farlo.
LONGEVITÀ 75/100
Simon The Sorcerer Origins dura circa otto ore, anche bloccandosi in qualche enigma è difficile non trovare la soluzione dopo un po di peregrinare in quanto non sono poi tante le possibilità e il gioco non sia particolarmente predisposto al “pensiero laterale”.
VOTO FINALE 85
Simon the Sorcerer Origins merita sicuramente tante lodi per essere riuscito nella difficile impresa di creare un ponte tra passato e presente, inserendosi in una saga prolifica e difficile, le uniche altre avventure grafiche che sono riuscite nell'impresa a mio parere sono i due Leisure Suit Larry del team Crazy Bunch.
Seppur il gioco, per scelte di design, abbia troppe poche interazioni secondarie e opzionali, è comunque un ottimo compromesso con il gaming moderno, ad esempio Return to Monkey Island è letteralmente pessimo da questo punto di vista.
Sono veramente contento di aver giocato a Simon The Sorcerer Origins e spero che escano più avventure grafiche così, lo consiglio a tutti gli amanti del genere “punta e clicca” e ai nostalgici dei primi due Simon The Sorcerer.












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