Eccomi qua a scrivere di un gioco
finito tutto d'un fiato e che fino a qualche mese non avrei mai
pensato di giocare.
Un gioco particolare, sicuramente non per tutti
ma che ha qualcosa di unico e speciale.
Sarà difficile cercare di evitare
spoiler parlando di questo titolo ma farò del mio meglio per essere
il più vago possibile per non rovinare il gameplay di nessuno. Per
quanto riguarda Joyful dirò poco o niente in quanto inizia
immediatamente dopo al finale di Painful.
Per parlare di "Lisa: The Painful
Definitive Edition" è necessario prima dare un po di contesto. Il titolo infatti comprende sia "Lisa: The Painful" che "Lisa: The
Joyful" che sono rispettivamente il secondo e il terzo capitolo della
trilogia Lisa.
Esiste infatti un primo gioco, "Lisa: The First" (al tempo solo Lisa). Si tratta di un gioco freeware del 2012 sviluppato con
rpgmaker 2003 e ispirato fortemente al celebre "Yume Nikki", l'rpg
gratuito di stampo criptico surreale uscito diversi anni prima nel 2004.
Come "Yume Nikki", Lisa utilizza l'engine
di Enterbrain pensato per creare giochi di genere jrpg tradizionale
per inscenare un'avventura narrativa onirica senza l'utilizzo
delle meccaniche proprie del genere.
Cavalcando l'onda del successo di Lisa,
Dingaling -il suo autore- lancerà l'anno seguente una campagna
Kickstarter con cui finanziare lo sviluppo di un ambizioso secondo
capitolo: quello che oggi conosciamo come "Lisa: The Painful".
Nonostante gli eventi del primo gioco
siano direttamente collegati a quelli successivi non è necessario
giocarlo per apprezzare Painful e Joyful soprattutto perchè le
meccaniche e la narrazione sono molto diverse.
Tuttavia per chi volesse provarlo "Lisa: The First" è gratuito e si può trovare su Steam o RPGMAKER.net, oppure è facilmente
fruibile tramite i diversi gameplay su Youtube.
ATTENZIONE QUESTO GIOCO TRATTA DI
ARGOMENTI NON ADATTI A TUTTI E IL RATING CONSIGLIATO E' 18+
La storia di Lisa: The Painful ci porta
nella regione (o contea) di Olathe. Questa terra, un tempo
caratterizzata da un paesaggio verdeggiante e quartieri residenziali
abitati da famiglie come le altre, oggi è una landa desolata e
senza legge.
Un cambiamento causato da un evento catastrofico avvenuto anni prima (il numero non è ben specificato) un evento noto come "Flash" (nell’adattamento italiano, in originale invece “White Flash”) che portò alla rovina della società facendo
scomparire tutte le donne umane.
Oggi nelle devastate terre di Olathe
gli uomini vivono in modo barbarico: c'è chi forma delle piccole
società autogestite o chi si unisce a bande di fuorilegge, altri
ancora scelgono la solitudine in attesa che il tempo si porti via
anche l'ultimo umano rimasto.
Per combattere la sofferenza alcuni
sfogano il proprio dolore con l'alcol altri invece scelgono una nuova
droga conosciuta come Gioia (“Joy” in originale) che si è diffusa in tutta la regione.
Il nostro protagonista, Brad Armstrong
è il fratello di Lisa, la ragazzina protagonista di "Lisa: The First".
Brad è un uomo finito, completamente
consumato dal pentimento e dal dolore. Ormai incapace di provare
sentimenti, trascorre in maniera vuota le interminabili e ripetitive
giornate nelle terre devastate di Olathe.
Tuttavia, un giorno Brad troverà
qualcosa di inaspettato, qualcosa di impensabile. Per lui sarà come
aver ritrovato uno scopo nella vita e una possibilità di rimediare
agli errori del passato.
Qui inizia la storia di "Lisa: The
Painful".
Il gioco si presenta come un classico
Jrpg sviluppato con rpgmaker (in questo caso la versione VX ACE poi migrata in Unity per la remaster). L'interfaccia e la battaglia
richiamano l'impostazione dei primi Dragon Quest o di Erthbound.
Per quanto riguarda la navigazione
nelle locazioni, il gioco si presenta simile ad un platform a
scorrimento orizzontale, con un level design che richiama alle alture
di Super Mario 3 o Mario World.
Queste alture sono però integrate
nel gameplay, infatti Brad può scalare solo dislivelli più alti di lui di un livello, mentre cadendo da altezze più alte
l'intero party ricevere danni da caduta proporzionali.
Cadere nel vuoto o nell'acqua causerà
un gameover immediato, è quindi molto importante fare attenzione anche ai semplici spostamenti tra una mappa e l'altra e salvare spesso.
In queste locazioni l’accesso ad altre zone è rappresentato da elementi come: edifici, porte, crepe, corde.
Ogni zona è arrichita anche dalla presenza di: segreti, nemici o elementi scenici anche interagibili.
Per salvare la partita sono presenti lungo
il percorso dei corvi (nella modalità più difficile saranno
monouso), mentre per riposare il gruppo è necessario interagire con dei falò. Tuttavia riposare
all'addiaccio nelle terre di Olathe è molto pericoloso e potrebbero
accadere eventi casuali nefasti.
In questa remaster però i falò sono anche il punto di incontro per le cutscene personali dei nostri
compagni nella gang.
Parlando della battaglia, è possibile controllare fino a quattro personaggi contemporaneamente
che possono utilizzare due tipologie di attacchi: TP o SP (nella
versione italiana c'è un po di confusione sulla traduzione di queste
due sigle), i primi (TP o Technique Points) si ripristinano al livello minimo all'inizio di ogni battaglia e possono
aumentare infliggendo o subendo danni.
I secondi invece sono i
classici MP o Mana dei vari jrpg, entrambi vengono consumati per utilizzare le abilità e si ripristinano con il riposo o per mezzo di abilità specifiche o oggetti.
Il gioco inoltre presenta un'enorme
varietà di status alterati, alcuni molto creativi e ambientati. A differenza di altri titoli in Painful sono decisamente utili e
l'intera strategia del gruppo può ruotare attorno ad essi.
Alcuni personaggi, tra cui Brad, hanno
anche meccaniche uniche per gli attacchi. Nello specifico quella di
Brad richiama le combo di Sabin in Final Fantasy VI.
Al termine delle battaglie si ottengono punti esperienza, oggetti e a volte anche la valuta di Olathe: le riviste
zozze.
Da notare che anche i membri della gang non presenti nello scontro guadagnano un quantitativo inferiore di punti esperienza.
Sempre parlando degli status alterati,
alcuni oggetti come gli alcolici o la Gioia potenziano i personaggi mantenendo l’effetto per diverse battaglie, ma avranno poi conseguenze negative al termine del loro effetto, alcune anche rilevanti in termini di trama.
Una particolarità dei nemici è che - a parte pochissimi casi - sono tutti unici con un aspetto dedicato, un nome e uno stile di combattimento. Spesso addirittura con un proprio tema, ottenuto modificando il pitch e il tempo delle numerose soundtrack presenti nel gioco.
I fan del wrestling saranno contenti di constatare come la maggior parte dei nomi siano giochi di parole o anagrammi dei titoli di wrestler reali. Purtroppo nella traduzione italiana la cosa si perde un po’ visto che alcuni soprannomi sono stati tradotti.
Una delle meccaniche chiave del gioco -che a mio parere richiama molto i titoli della serie Romancing SaGa- è l'enorme numero di personaggi reclutabili (la bellezza di trenta) e il fatto che alcuni di essi o anche intere zone di gioco possano non essere più accessibili andando avanti con la storia.
C'è da dire anche che, nonostante il numero elevato, ogni personaggio riesce ad avere un suo design distintivo e una sua personalità, per non parlare di una “classe” dedicata con le sue relative abilità uniche.
Il lavoro fatto su questo fronte è impeccabile.
Chiudiamo il discorso sulle meccaniche con un punto focale di “Lisa: The Painful”: la perdita.
In Painful si è spesso costretti a reinventare le proprie strategie, perché sia eventi della storia che alcuni combattimenti potrebbero privarci per sempre dei nostri compagni di gang o di tutti i nostri averi.
Le terre di Olathe sono infide e spietate e pensare di uscirne senza compromessi è impensabile. La domanda è: a cosa siete disposti a rinunciare?
Nonostante il gioco sia di livello medio/alto come difficoltà (per chi non è pratico di Jrpg risulta ancora più complicato) in questa Definitive Edition è possibile passare alla difficoltà Difficile o Facile trovando i relativi eventi o oggetti chiave a storia iniziata.
Painful e Joyful, come da buon jrpg che si rispetti, offrono anche tanti contenuti secondari come stanze segrete (con indizi sui punti più oscuri della trama) e boss opzionali tenendo sempre vivo l'interesse del giocatore anche nelle zone che sembrano più di passaggio.
Sono presenti anche diversi minigiochi molto semplici che però arricchiscono il gameplay e la longevità.
Lo stile grafico utilizzato è molto d'impatto. Se in genere animazioni e situazioni richiamano un'atmosfera umoristica, la disperazione e la devastazione sono palpabili soprattutto scontrandosi con il flemma imperturbabile di Brad.
Come anticipato in precedenza, il lavoro fatto per rendere ogni npc unico anche graficamente è qualcosa di veramente lodevole.
La colonna sonora del gioco è stata composta dall'autore stesso, tramite il software FL Studio e senza esperienze pregresse professionali.
Se le prime tracce del gioco sono un po’ incerte, andando avanti (e soprattutto in Joyful) ci saranno alcuni pezzi veramente azzeccati e memorabili, nonostante la loro stranezza.
Infatti, sia per i sample delle tracce che per gli effetti sonori Painful utilizza versi bizzarri, quasi ridicoli che alimentano l'atmosfera decadente di Olathe, un luogo che è ormai la barzelletta di sè stesso.
Anche qui, considerando il lavoro svolto da una singola persona, tanto di cappello.
Sia in Painful che in Joyful è presente nel menù principale un lettore musicale con diverse opzioni di ascolto, alcuni pezzi presenti nelle zone secondarie o segrete saranno però inizialmente bloccati.
In questa remaster sono presenti diverse traduzioni ufficiali, compreso l'italiano. Personalmente non ho apprezzato la volontà di tradurre qualsiasi termine andando a snaturare nomi e soprannomi (e le mosse di wrestling!) di diversi personaggi, annullandone le citazioni.
Ho riscontrato anche qualche piccolo errore, come maschili e femminili errati, inoltre la sigla PT a volte modificata in PA in alcune descrizioni rende confusionario lo scopo di abilità e oggetti di ripristino.
Arriviamo finalmente alla parte più importante e che più mi ha toccato di Painful: la narrativa.
Ci sono tantissime buone idee in questo gioco ma sicuramente ciò che lo fa brillare più di tanti altri titoli indie dello stesso genere è la storia che viene raccontata, e come viene raccontata.
Non parlo della trama in sé, ma del suo sviluppo, del suo punto di vista, del viaggio di Brad.
Non voglio rivelare nulla, mi limito a dire che raramente nelle ultime generazioni di videogame sia stato descritto così bene un conflitto
interiore, un personaggio così reale e così drammatico.
Nonostante questo, bisogna evidenziare che nel gioco non mancano situazioni comiche (tragicomiche o di humour nero) che con i loro personaggi coloriti vanno in conflitto con il setting e la storia creando una sensazione ancora più destabilizzante di decadenza e abbandono della ragione.
Come ho detto in precedenza, è impossibile parlare del terzo capitolo, “Lisa: The Joyful”, senza cadere nello spoiler. Mi limito a dire che in questo seguito -in origine una DLC- si ritrovano le stesse meccaniche più qualche piccola aggiunta e molti contenuti nuovi dal punto di vista grafico e musicale; nonché una conclusione a questa drammatica trilogia.
Se i temi forti non vi spaventano,
amate il genere jrpg e le belle storie con personaggi drammatici e
conflitti interiori realistici giocate immediatamente a "Lisa: The
Painful Definitive Edition".
WarioPunk
GRAFICA
85/100
Il
lavoro fatto da una persona sola è incredibile, nonostante lo stile
scelto sia minimale per certi versi è incredibilmente arricchito da
uno svariato numero di animazioni.
Anche
i paesaggi più semplici riescono a trovare il loro spazio con un
level design sapiente e zeppo di contenuti nascosti.
SONORO
85/100
Pur
essendo di un genere quasi indecifrabile, la colonna
sonora presenta più di duecento pezzi originali composti - secondo fonti poco accertate - “a sentimento” sulla versione freeware di FL Studio.
Oltre ad avere un'impronta unica, la colonna sonora della serie Lisa riesce benissimo a immedesimare il giocatore nel folle universo decedente e spietato di Olathe con il suo stile molto personale e bizzarro.
Non mancano i pezzi più toccanti che si inseriscono nei momenti chiave della storia e che non invidiano nulla ad un pezzo composto da un professionista.
GAMEPLAY
90/100
Anche se le meccaniche Jrpg non si discostano molto da quelle di
default di rpgmaker, il gameplay è ben studiato, con personaggi con
classi uniche e diverse abilità originali che offrono tantissimi
spunti e combinazioni al giocatore.
La grande quantità di status alterati, ben pensati e funzionali,
la difficoltà di molte delle battaglie, la necessità di dover
dosare gli oggetti dell'inventario e la possibilità di poter perdere
definitivamente membri del party sono tutte caratteristiche che
danno vita ad un gioco impegnativo e soddisfacente anche per i giocatori più navigati.
Anche il folto numero di personaggi reclutabili e le loro
condizioni mostrano una gran conoscenza del genere da parte dell'autore che va
ad omaggiare: SaGa, Chrono Cross e Suikoden.
La chiave di volta del gameplay di Painful è la gestione delle
perdite.
Che siano dovute a incidenti di percorso o a scelte del
giocatore, queste creano situazioni uniche che trasformano il gioco in un rpg di sopravvivenza, proprio come da ambientazione.
STORIA
100/100
La
storia di Brad è qualcosa che raramente si trova in un videogioco.
Senza mezzucci cinematografici e con una grafica semplice ed
essenziale viene raccontato uno dei conflitti interiori più potenti
della storia videoludica.
Anche
gli altri personaggi chiave della storia si muovono in maniera
tridimensionale in un intreccio di colpe e pentimenti in cui in
realtà sono tutte vittime di qualcuno.
LONGEVITÀ
85/100
Painful
dura circa dieci ore e Joyful tre, entrambi possono guadagnare qualche ora completando le battaglie opzionali, per i giocatori più esigenti.
Anche se di base è una longevità che considererei bassa per un jrpg 2D, la storia è talmente intensa che il titolo sembra durare di più e non ha tempi morti.
Aggiungere altri punti nella storia avrebbe forse intaccato il suo ritmo così incalzante quindi la longevità è quella adatta.
VOTO
FINALE 90
Riesco
a trovare solo pregi a "Lisa: The Painful Definitive Editon", un
gameplay essenziale ma reso coinvolgente, dallo stile grafico semplice
ma d'impatto, una colonna sonora bizzarra ma incisiva, una trama e
un'analisi interiore del protagonista da premio.
Questo titolo è un must per ogni amante dei Jrpg, attenzione solo ai temi trattati, forse non adatti a tutti.